In un’epoca in cui riemerge con particolare forza la
riflessione sul concetto di «guerra giusta», appare
necessario riaprire la domanda filosofica sulla
giustizia, una domanda che viene posta riconsiderando
i principali concetti politici moderni che l’avevano
resa addirittura impensabile. La riduzione della
giustizia a procedura o a volontà di una maggioranza
corrisponde all’eliminazione del suo significato
filosofico o all’antica posizione di Trasimaco
criticata da Platone, secondo la quale il giusto è la
volontà del più forte. Ripensare oggi la giu-stizia
significa allora avventurarsi in un territorio dove è
necessario mettere impietosamente in discussione non
solo il principio liberal-democratico della
maggioranza, ma anche il concetto di sovranità
popolare. In questo modo possono essere riattraversate
le aporie che hanno portato al fallimento di tutti i
tentativi moderni di pensare il diritto di resistenza.
La «vera politica», un concetto che si ritrova in Kant
e, nel XX secolo, in Walter Benjamin, pone il problema
della giustizia al
di là dell’orizzonte doxastico, riaprendo il conflitto
socratico tra verità e opinione. È a questa altezza
che si colloca il dialogo a distanza con i problemi
aperti da Kant e ripresi nella riflessione di
Benjamin.
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