La frontiera tra uomo e Dio: ovvero un grandioso
scenario, esistenziale e cosmico, che, tra Goethe e
Nietzsche, ha espresso il rifiuto del limite come
dimensione dell'uomo. Una rivisitazione
dell'irreligiosa empietà e della sua imprecazione
contro Dio e contro l'uomo emblema del finito. Un
manifesto di irrisione e di maledizione del limite,
tra l'appello al demoniaco - come via alla totalità di
"potenza" per l'uomo sostituitosi a Dio - e le plumbee
risultanze della consegna di sé al demone degli
abissi. L'opera estende all'esperienza politica della
Germania e dell'Europa, sino al XX secolo, gli echi
delle grandiose figure dell’epifania del demoniaco,
come alter ego dell’anima geniale, terrestrità
radicale, culto dell’ambivalenza, radice
della tragedia del sapere, dilacerazione nella
tragedia d'amore: in questa, l'incantato mistero della
femminilità di apollinea grazia è rievocato con
commossa pietas. Il titanismo, la "volontà di
potenza", l'eterno ritorno, il superuomo, l'Anticristo
e la "disdetta della morale" emergono dalla radicale
distorsione del significato della
"religione", con una finale convergenza interpretativa
tra l'ostentata empietà dell'antiteismo e
l'integralismo religioso più ottuso: vera discordia
concors, entro uno
stesso orizzonte di "mito" e di "mistificazione".
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