Nel volume viene proposto uno studio del pensiero
politico di Luigi Einaudi condotto lungo un duplice
binario: da un lato, viene ricostruita la cultura
politica dell’economista piemontese mediante l’analisi
dei suoi rapporti con i principali intellettuali del
tempo e con alcuni “classici” della cultura politica;
dall’altro vengono puntualmente passati in rassegna i
principali apporti di Einaudi alla tradizione liberale
italiana ed europea, tanto dal punto di vista della
filosofia sociale che della teoria politica e
giuridica. L’obiettivo principale consiste nel gettar
luce su alcuni aspetti relativamente poco noti del
pensiero einaudiano – la riflessione sui limiti della
libertà economica; la promozione del pluralismo
sociale; la teoria della classe “eletta” e della
“adesione” della minoranza – riconducendoli
all’interno di una visione complessiva caratterizzata
dal riconoscimento della libertà individuale quale
essenziale principio costitutivo di ogni comunità
politica che aspiri a realizzare il benessere dei
propri componenti. Analizzando l’evoluzione del
pensiero politico di Einaudi si effettua inoltre,
seppur indirettamente, una ricostruzione del lungo
cammino del liberalismo italiano del Novecento,
perennemente in bilico tra fedeltà alla tradizione
cavourriana e tensione modernizzatrice. Un percorso
oltremodo tortuoso, destinato ad intrecciarsi prima
con l’ascesa del regime fascista e successivamente,
nel secondo dopoguerra, con il progressivo affermarsi
del sistema partitocratico e di uno sviluppo economico
disordinato e “macchiato” dall’emergere di istanze
neocorporative; fenomeni dei quali Einaudi, pur
assurto alle più alte cariche dello Stato, restò
critico penetrante ma sostanzialmente inascoltato.
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