27.5.07
Rem Koolhaas, Junkspace. Per un ripensamento
Rem Koolhaas, Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano, Quodlibet
I tre scritti di Rem Koolhaas, qui riuniti insieme
dall’autore su richiesta dell’editore italiano, sono
da leggere come il seguito ideale di Delirious New
York (1978), l’ormai «classico» manifesto retroattivo
per la città di Manhattan. Essi ci offrono una nitida
visione delle forze ingovernabili che regolano lo
spazio nelle nostre città e che si condensano nel
titolo del volume e dell’ultimo, più recente saggio in
esso contenuto: Junkspace, «spazio spazzatura»
(2001) – cui preludono due scritti della metà degli
anni ’90: Bigness ovvero il problema della Grande
Dimensione e La Città Generica. Il rapporto fra storia
e identità (fra «destino e carattere», direbbe
Benjamin) è qui smascherato crudelmente: «L’identità
concepita come questo modo di condividere il passato è
un’affermazione perdente: non solo in un modello
stabile di continua espansione demografica c’è
proporzionalmente sempre meno da condividere, ma la
storia stessa possiede una emivita odiosa: più
se ne abusa meno si fa significativa, finché i suoi
vantaggi depauperati diventano dannosi. Questo
assottigliamento viene esasperato dalla massa in
costante crescita di turisti, una valanga che, alla
ricerca perpetua del “carattere”, macina identità di
successo fino a ridurle in polvere senza significato».
E la risposta a tutto questo non può essere l’ormai
usurato concetto di «nonluogo», ma qualcosa di più
vasto. Junkspace è una nuova categoria del pensiero
(nuova come il «Terzo paesaggio» di Gilles Clément)
che Koolhaas, maestro di similitudini, introduce con
lirico cinismo per aprirci gli occhi sullo spazio in
cui viviamo, e forse sullo spazio in generale.
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