27.5.07
Roberto Mangabeira Unger, *Democrazia radicale.
Roberto Mangabeira Unger, *Democrazia radicale. Manifesto per la sinistra del XXI secolo*, Prefazione di Gianni Vattimo, con un saggio di Massimiliano
Panarari, Traduzione di Alessio Vaccari, Fazi, 2006, pp. 120
Il manifesto di una sinistra che non si inchina
di fronte allo stato delle cose, un ricettario di
pensieri e azioni per tornare a cambiare il mondo.
Sinistra è innovazione, fantasia, trasformazione.
Non moderazione, ripiegamento, conservazione.
Dopo anni di "terze vie", ecco un autore la cui
stella brilla ormai tra i riferimenti della
cultura progressista internazionale. Uno studioso
che reinventa la cassetta degli attrezzi della
sinistra mondiale in nome di un progressismo senza
timori reverenziali. In questo libro Roberto
Mangabeira Unger invita la sinistra ad andare oltre le
sterili divisioni tra moderati e radicali per
riappropriarsi della capacità di immaginare profonde
trasformazioni. Il filosofo indica con chiarezza cosa
dobbiamo combattere: l'egemonia della superpotenza
USA; il modello istituzionale delle democrazie
occidentali, prono al neoliberismo; la «dittatura
dell'assenza di alternative» e del «neoliberismo
appena temperato»; le scienze sociali fredde e
razionalizzatici. E mostra di cosa ha bisogno la
sinistra: un'alternativa, un'idea del mondo, un agente
sociale e una crisi di trasformazione. Non
basta la difesa dei «vecchi piccoli diritti», né
l'umanizzazione della società, ma è giunto il
momento della «divinizzazione dell'umanità» e
della «riappropriazione del sublime» (contro la
sua «privatizzazione»), di una rivoluzione anche
spirituale, contro la povertà di immaginazione
che avvilisce la nostra epoca. Non è New Age, ma
neppure neomarxismo: è qualcosa di inedito:
Qualcosa di sinistra e una reinvenzione a 360
gradi delle categorie della teoria politica
progressista. Il pensiero di Unger rappresenta
oggi, infatti, una delle espressioni più
interessanti e avanzate della teoria della
democrazia radicale e del suo programma politico,
di cui questo libro va considerato un manifesto.
Quello di un progressismo finalmente orgoglioso di sé,
che risponde in modo totalmente innovativo alle sfide
lanciate dalla globalizzazione.
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