10.3.08

Jean-Marc Besse, Vedere la Terra. Sei saggi sul paesaggio e la geografia, Bruno Mondadori, 2008

C'è una violenza del paesaggio. Questa violenza, che il filosofo tedesco Georg Simmel identificava con l'esperienza dello sradicamento nel sentimento d'ap

Jean-Marc Besse, Vedere la Terra. Sei saggi sul paesaggio e la geografia, Bruno Mondadori, 2008

C'è una violenza del paesaggio. Questa violenza, che il filosofo tedesco Georg Simmel identificava con l'esperienza dello sradicamento nel sentimento d'appartenere a un Tutto, accompagna inevitabilmente l'individualizzazione delle forme della vita nelle società moderne.
Questa violenza muta non costituisce pertanto il significato ultimo del paesaggio. Viceversa, dobbiamo considerare questa improvvisa distanza presa di fronte al mondo come la condizione di una nuova possibilità dell'esistenza umana, e più precisamente di una nuova figura dei rapporti dell'uomo col mondo. Perché il paesaggio non è solamente un'entità chiusa su sé stessa. Dal cuore di questa chiusura, la questione delle relazioni con una realtà più vasta rimane. Il paesaggio è abitato dall'infinito e forse, in fondo, quest'ossessione, questa presenza debordante dell'infinito nel finito è l'istanza più intima dell'esperienza del paesaggio. I sei saggi che compongono questo libro seguono lo sviluppo di questa dialettica nella cultura letteraria e scientifica moderna. Dialettica che si esprime sotto differenti figure: letteraria, filosofica, artistica e anche scientifica. E prende nomi diversi: la curiosità, la conversione, l'intuizione, il simbolo, la fisionomia, la presenza... Ogni volta, tuttavia, tentiamo di vedervi e di pensarvi un unico problema che potrebbe essere formulato in questo modo: com'è possibile abitare lo spazio? Che cos'è una vita che prende la forma dello spazio, e cosa deve fare per non sprofondarvi?

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