Il pensiero di Sergio Quinzio è stato spesso
presentato come espressione di cupo pessimismo,
visione profetica rivelatrice più di un disagio
esistenziale e spirituale, che di un rigoroso
confronto con le difficoltà contro cui, dopo duemila
anni di attese, si scontra la fede cristiana.
Rita Fulco tenta un nuovo approccio ermeneutico,
mettendo in risalto le questioni che interrogano la
filosofia e la teologia, senza eluderne il carattere
provocatorio e le asperità, il non-conformismo. Il
tema della temporalità viene assunto come il cardine
del pensiero di Quinzio, mettendone in luce l’impronta
messianica e apocalittica, soprattutto nel
dialogo serrato con autori come Scholem e Benjamin.
È, però, nell’analisi del moderno, della tecnica e del
nichilismo – considerati dalla prospettiva
ebraicocristiana – che le riflessioni di Quinzio
assumono particolare originalità, non sottraendosi al
confronto con autori come Nietzsche e Heidegger.
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